
SALVATORE SINI (1873 - 1954)
Salvatore Francesco Sini è nato a Sarule il 02/05/1873, da Agostino Sini Cheri e Mariangela Brandinu, una famiglia di pastori. Pastore fu egli stesso nella sua giovinezza; però sentiva nel suo intimo che quello non sarebbe stato il suo futuro, in quanto, si sentiva portato allo studio, attitudine riconosciuta, incoraggiata e sostenuta anche con grandi sacrifici dalla famiglia; che per la sua manifesta intelligenza e determinazione vedevano in lui un futuro intellettuale benché non avesse avuto contatti con nessuna persona addottorata.
Giovinetto, intraprese gli studi a Nuoro nelle scuole medie superiori, si scrisse in seguito all'università di Cagliari, nella facoltà di giurisprudenza, conseguendo la laurea in legge col massimo dei voti l'11 Dicembre del 1904. Esercitò la sua carriera forense, prevalentemente nel foro di Nuoro, dove era considerato uno dei migliori civilisti ed era rispettato e temuto.
Scrisse la sua prima opera nel 1909, un dramma dal titolo "Il Medico", pubblicato a Nuoro dalla tipografia "Tanchis". Nel 1911 pubblicò una canzone dal titolo "La Guerra Tripolina", un libretto di otto pagine. In tutti i versi della canzone, il Sini, esprime esprime la sua convinzione che la guerra sia solo un flagello e non una conquista, che per lui è quella da lui stesso espressa altrove con i versi:
"Se il vigor dei forti - fosse adoprato a coltivare il suolo - la mente ad educare il cuor di tutti - in terra regnerebbe il paradiso".
Nel 1915 manifestò le sue tendenze proletarie rivoluzionarie nella canzone "Lamentos de sas theracas de Nugoro" a cui seguì nel 1919 la canzone "Comunismu", entrambe in lingua mista sarulese/nuorese. La prima gli procurò la riconoscenza della categoria de "Sas theracas", mentre dalle padrone "Sas meres" non poche fastidiose reazioni.
Nel 1915 scrisse la canzone in lingua sarda con elementi linguistici della lingua natia, dal titolo "A diosa", meglio conosciuta come "Non potho reposare" e in risposta a questa un altra dal titolo "A diosu" e in seguito anche "Muttos", tutte egregiamente musicate dal noto musicista Maestro G. Rachel, allora direttore della banda musicale di Nuoro. La poesia "A diosa" è quella che ha dato a sini la notorietà in tutta la Sardegna, nel continente e anche all'estero, dove nei circoli sardi viene cantata come inno nazionale.
Nella foto: Salvatore Sini col maestro G. Rachel
Nel 1924 scrisse il canto "A Zuseppe Mesina" e tanti altri tra i quali "Sa canthone de Zuseppe Nonne", "Su zeccu" e "Su cundennau innozente". Nel 1929 scrisse "Augurios pro s'isposaliziu de su Principe Umberto"; nel 1936 incise un disco con tre strofe di "A diosa" e tre "Muttos" musicati dal Maestro Rachel e cantati dal tenore Maurizio Carta.
nel 1951 scrisse dei versi per la morte del compare e amico avv. Ciriaco Offeddu, come fece anche per la morte di Attilio Deffenu. Ha anche scritto i "Gosos de Santu Franziscu" inediti come tante altre sue poesie e opere varie. Nell'ultimo periodo della sua vita dettò alla moglie e ai figli le pagine di un romanzo dal titolo "Il monello", anche questo ancora inedito.
E' stato eletto Consigliere Comunale di Sarule il 10/07/1905; è rimasto sempre legato a parenti amici e compaesani, e alla sua terra natia, che ora orgogliosi e grati vogliono tramandare ai posteri il suo nome, la poesia e le sue doti umane, artistiche e forensi.
Nel 1986 l'Assessore Provinciale alla cultura di Nuoro e il Comune di Sarule, per ricordare il grande estro poetico del Sini, gli dedicarono una pregiata edizione con le sue poesie "A diosa" e "A diosu", con gli spartiti musicali e traduzione in lingua italiana.
Salvatore Sini morì a Nuoro all'età di 81 anni, il 27 Agosto del 1954.
Ricerche effettuate da Salvatore Soro di Sarule.
A Diosa
A Diosa (Non potho reposare)
Non potho reposare, amore, coro,pessende a tie so(e) donzi mommentu;no istes in tristura, prenda 'e oro,nene in dispiaghere o pessammentu,t'assicuro chi a tie solu bramo,ca t'amo vorte et t'amo, t'amo, t'amo.
Amore meu, prenda d'istimmare,s'affettu meu a tie solu est dau.S'hare giuttu sas alas a bolaremilli vortas a s'ora ippo volau,pro venner nessi pro ti saludares'attera cosa, nono, a t'abbisare.
Si m'essere(t) possibbile de anghelus'ispiritu invisibile picavosas formas e(t) furavo dae su chelusu sole, sos isteddos e formavounu mundu bellissimu pro tenepro poder dispensare cada bene.
Amore meu, rosa profumada,amore meu, gravellu oletzante,amore, coro, immagine adorada,amore coro, so ispasimante,amore, ses su sole relughente,ch'ispuntat su manzanu in oriente.
Ses su sole ch'illuminat a mie,chi m'esaltat su coro ei sa mente;lizu vroridu, candidu che nie,semper in coro meu ses presente.Amore meu, amore meu, amore,vive senz'amargura nen dolore.
Si sa luche d'isteddos e de sole,si su bene chi v'est in s'universu hare pothiu piccare in-d'una molecommente palombaru m'ippo immersuin fundu de su mare e regalarea tie vida, sole, terra e mare.
Unu ritrattu s'essere pintoreun'istatua 'e marmu ti faghias'essere istadu eccellente iscultorema cun dolore naro "no nd'ischia".Ma non balet a nudda marmu e telain confrontu a s'amore, d'oro vela.
Ti cherio abbratzare ego et vasarepro ti versare s'anima in su coro,ma dae lontanu ti deppo adorare.Pessande chi m'istimmas mi ristoro,chi de sa vida nostra tela e trammashan sa matessi sorte pritte m'amas.
Sa bellesa 'e tramontos, de manzanus'alba, s'aurora, su sole lughente,sos profumos, sos cantos de veranusos zefiros, sa bretza relughentede su mare, s'azurru de su chelu,sas menzus cosa do, a tie anzelu.
Salvatore Francesco Sini è nato a Sarule il 02/05/1873, da Agostino Sini Cheri e Mariangela Brandinu, una famiglia di pastori. Pastore fu egli stesso nella sua giovinezza; però sentiva nel suo intimo che quello non sarebbe stato il suo futuro, in quanto, si sentiva portato allo studio, attitudine riconosciuta, incoraggiata e sostenuta anche con grandi sacrifici dalla famiglia; che per la sua manifesta intelligenza e determinazione vedevano in lui un futuro intellettuale benché non avesse avuto contatti con nessuna persona addottorata.
Giovinetto, intraprese gli studi a Nuoro nelle scuole medie superiori, si scrisse in seguito all'università di Cagliari, nella facoltà di giurisprudenza, conseguendo la laurea in legge col massimo dei voti l'11 Dicembre del 1904. Esercitò la sua carriera forense, prevalentemente nel foro di Nuoro, dove era considerato uno dei migliori civilisti ed era rispettato e temuto.
Scrisse la sua prima opera nel 1909, un dramma dal titolo "Il Medico", pubblicato a Nuoro dalla tipografia "Tanchis". Nel 1911 pubblicò una canzone dal titolo "La Guerra Tripolina", un libretto di otto pagine. In tutti i versi della canzone, il Sini, esprime esprime la sua convinzione che la guerra sia solo un flagello e non una conquista, che per lui è quella da lui stesso espressa altrove con i versi:
"Se il vigor dei forti - fosse adoprato a coltivare il suolo - la mente ad educare il cuor di tutti - in terra regnerebbe il paradiso".
Nel 1915 manifestò le sue tendenze proletarie rivoluzionarie nella canzone "Lamentos de sas theracas de Nugoro" a cui seguì nel 1919 la canzone "Comunismu", entrambe in lingua mista sarulese/nuorese. La prima gli procurò la riconoscenza della categoria de "Sas theracas", mentre dalle padrone "Sas meres" non poche fastidiose reazioni.
Nel 1915 scrisse la canzone in lingua sarda con elementi linguistici della lingua natia, dal titolo "A diosa", meglio conosciuta come "Non potho reposare" e in risposta a questa un altra dal titolo "A diosu" e in seguito anche "Muttos", tutte egregiamente musicate dal noto musicista Maestro G. Rachel, allora direttore della banda musicale di Nuoro. La poesia "A diosa" è quella che ha dato a sini la notorietà in tutta la Sardegna, nel continente e anche all'estero, dove nei circoli sardi viene cantata come inno nazionale.
Nella foto: Salvatore Sini col maestro G. Rachel
Nel 1924 scrisse il canto "A Zuseppe Mesina" e tanti altri tra i quali "Sa canthone de Zuseppe Nonne", "Su zeccu" e "Su cundennau innozente". Nel 1929 scrisse "Augurios pro s'isposaliziu de su Principe Umberto"; nel 1936 incise un disco con tre strofe di "A diosa" e tre "Muttos" musicati dal Maestro Rachel e cantati dal tenore Maurizio Carta.
nel 1951 scrisse dei versi per la morte del compare e amico avv. Ciriaco Offeddu, come fece anche per la morte di Attilio Deffenu. Ha anche scritto i "Gosos de Santu Franziscu" inediti come tante altre sue poesie e opere varie. Nell'ultimo periodo della sua vita dettò alla moglie e ai figli le pagine di un romanzo dal titolo "Il monello", anche questo ancora inedito.
E' stato eletto Consigliere Comunale di Sarule il 10/07/1905; è rimasto sempre legato a parenti amici e compaesani, e alla sua terra natia, che ora orgogliosi e grati vogliono tramandare ai posteri il suo nome, la poesia e le sue doti umane, artistiche e forensi.
Nel 1986 l'Assessore Provinciale alla cultura di Nuoro e il Comune di Sarule, per ricordare il grande estro poetico del Sini, gli dedicarono una pregiata edizione con le sue poesie "A diosa" e "A diosu", con gli spartiti musicali e traduzione in lingua italiana.
Salvatore Sini morì a Nuoro all'età di 81 anni, il 27 Agosto del 1954.
Ricerche effettuate da Salvatore Soro di Sarule.
A Diosa
A Diosa (Non potho reposare)
Non potho reposare, amore, coro,pessende a tie so(e) donzi mommentu;no istes in tristura, prenda 'e oro,nene in dispiaghere o pessammentu,t'assicuro chi a tie solu bramo,ca t'amo vorte et t'amo, t'amo, t'amo.
Amore meu, prenda d'istimmare,s'affettu meu a tie solu est dau.S'hare giuttu sas alas a bolaremilli vortas a s'ora ippo volau,pro venner nessi pro ti saludares'attera cosa, nono, a t'abbisare.
Si m'essere(t) possibbile de anghelus'ispiritu invisibile picavosas formas e(t) furavo dae su chelusu sole, sos isteddos e formavounu mundu bellissimu pro tenepro poder dispensare cada bene.
Amore meu, rosa profumada,amore meu, gravellu oletzante,amore, coro, immagine adorada,amore coro, so ispasimante,amore, ses su sole relughente,ch'ispuntat su manzanu in oriente.
Ses su sole ch'illuminat a mie,chi m'esaltat su coro ei sa mente;lizu vroridu, candidu che nie,semper in coro meu ses presente.Amore meu, amore meu, amore,vive senz'amargura nen dolore.
Si sa luche d'isteddos e de sole,si su bene chi v'est in s'universu hare pothiu piccare in-d'una molecommente palombaru m'ippo immersuin fundu de su mare e regalarea tie vida, sole, terra e mare.
Unu ritrattu s'essere pintoreun'istatua 'e marmu ti faghias'essere istadu eccellente iscultorema cun dolore naro "no nd'ischia".Ma non balet a nudda marmu e telain confrontu a s'amore, d'oro vela.
Ti cherio abbratzare ego et vasarepro ti versare s'anima in su coro,ma dae lontanu ti deppo adorare.Pessande chi m'istimmas mi ristoro,chi de sa vida nostra tela e trammashan sa matessi sorte pritte m'amas.
Sa bellesa 'e tramontos, de manzanus'alba, s'aurora, su sole lughente,sos profumos, sos cantos de veranusos zefiros, sa bretza relughentede su mare, s'azurru de su chelu,sas menzus cosa do, a tie anzelu.
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